Tita, “Andare oltre”: la recensione

Andare oltre è il debut album, uscito per Prismopaco Records, di Tita: proprio come con la pittura, l’altra forma con cui esprime la sua arte, la cantautrice bergamasca dipinge tele sonore personali e intime.

Tita è Cristina Malvestiti: inizia il suo percorso artistico durante l’infanzia, ma è con il suo brano Stupida La Luna (ottobre 2015) che partecipa e vince Area Sanremo 2015. Dopo questa esperienza Tita decide di lavorare su nuove idee che diventeranno poi le canzoni del suo primo album, registrato e prodotto da Giancarlo Boselli.

Tita traccia per traccia

La canzone che apre il disco è I Nomi delle Cose, partenza placida e minimal a livello sonoro, e poi incedere consistente che si arricchisce di sensazioni e soprattutto di risentimento man mano che il brano procede (“ma tutto hai preso/anche le distanze”).

Sfumature diverse, anche se la sostanza del testo sembra avere moventi simili, per Non ti aspetto, che fa emergere una parte più intensa dopo le morbidezze iniziali.

Le malinconie di Bambina si trasformano presto in istanze elettriche molto vive. Ecco poi una versione molto soffice, quasi lounge, ma efficace, di Ho in mente te, lavoro battistiano rifatto da molti.

Si torna agli inediti con Non è mai abbastanza, costruita dal basso con un arrangiamento particolarmente ricco. Sono Nati Fiori a Volte segue percorsi più descrittivi, camminando su un tappeto melodico.

Ci sono sentimenti rock appoggiati su cori muti quasi gospel in un’interessante title track Andare oltre. Il dualismo insito in molte tracce del disco riemerge anche in Io Sono Io, con una partenza ovattata e uno sviluppo invece molto più drammatico.

Canzoni buone quando non ottime, quelle di Tita, che aggiunge qualità interpretative a un a un debutto convincente.

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