Zerella, “Sotto casa tua”: la recensione

Zerella è Ciro, cantautore classe ’93 cresciuto tra i dischi e le cassette della sua vecchia casa, che ha regalato il proprio cognome a una vera e propria band. Il gruppo si completa con Alessio Vito (chitarre e cori), Gianluigi Pilunni (basso) e Remo Radica (batterie, tastiere). L’attenzione sul progetto cresce con il passare del tempo grazie all’apertura dei concerti di artisti come Gazebo Penguins, Giorgio Ciccarelli, Giorgio Canali e Marlene Kuntz.

Sotto Casa Tua è il disco d’esordio, in uscita per Seahorse Recordings e distribuito da Audioglobe, affonda le radici nella canzone d’autore italiana, nel rock d’ oltremanica anni ’90 e nelle influenze pop del nuovo millennio.

Zerella traccia per traccia

Il disco si apre sulle note, piuttosto rumorse, di Nico, con un ottimismo un po’ sconcertante visto che si parla di droga (pesantina, tra l’altro), ma anche della rinuncia alla medesima.

Si passa ad argomenti più leggeri con Terraboa, un rock’n’roll agile che chiude con note di tromba e con una chitarra quasi accorata. Atmosfere più intime, soprattutto all’inizio, con Santiago Bernabeu, tra campi di periferia e giri di chitarra.

Prenderti o perderti sceglie motivi decisamente intensi, davvero “da cantautore” e per di più con un cantato davvero old style, mentre drumming e chitarra fanno il possibile per sporcare il foglio.

Anche Via Vittorio Veneto si iscrive alla parte rancorosa e disperata del disco, con un background ridotto al minimo, almeno sulle prime. Nella seconda parte del disco infatti il discorso si infittisce e così la canzone raggiunge livelli quasi noise.

Il clima si alleggerisce un po’ con La chimica degli elementi, che comunque rimane rumorosa e rockeggiante. Si scende un po’ di volume con L’attore, ballata descrittiva e storia di provincia.

Segue Brasile, 1958: si parla evidentemente di calcio, su ritmi tropicali, commettendo però un errore filologico imperdonabile, visto che il “Maracanazo” è la sconfitta, tragica per la nazionale gialloverde, alla fine dei mondiali del 1950 giocati in casa, contro l’Uruguay.

A proposito di ricordi antichi, segue Hanno preso Bob Dylan, che cita Modugno, una chiusura ricca di elettricità. Ma diciamocelo: nessuno può prendere Bob Dylan.

Esordio vivace e di buono spessore per Zerella, con idee ben distribuite e un punto d’incontro intelligente tra il rock e la canzone d’autore.

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