Andrea Tich & Le strane canzoni, “Parlerò dentro te”: la recensione

Esce oggi, per Dischi di Plastica/Goodfellas/M.P.& Records, Parlerò dentro te, il nuovo disco di Andrea Tich & Le strane canzoni.

Masturbati fu l’esordio spiazzante di Andrea Tich nel 1978. Un disco coraggioso, irriverente, prodotto da Claudio Rocchi per la Cramps di Gianni Sassi. Oggi Andrea Tich torna con un nuovo progetto musicale nato e cresciuto nel suo studio, «una factory sonora dove sperimento con il collaboratore di sempre Claudio Panarello e un gruppo di amici uniti dalla passione per la musica senza compromessi».

Nel suo nuovo disco Parlerò dentro te, Andrea Tich riprende i fili della sua carriera e li riannoda in nuove trame all’insegna dello sperimentalismo, pensa ai complessi beat degli anni Settanta, al flower power e all’energia della musica condivisa dal palco milanese di Re Nudo dove ha suonato, fa scorrere le mani sui suoi amati dischi kraut e scivola nella nostalgia con De André.

Andrea Tich traccia per traccia

Dichiarato sembra voler fornire un inizio tranquillo all’album, ma è quasi finzione: presto arriva un’esplosione sonora che spiega per filo e per segno come si viva di contrasti e ci sia spazio per qualunque tipo di variazione.

Si prosegue con Otto comandamenti, che ricorre all’elencazione per un pezzo per lo più synth pop (o synth rock?) che si muove su giri a loop.

Fa pensare, come stile, ai brani più pensosi dei La Crus Sulle Cose, che avanza e arretra, medita, lascia segni.

Voci radiofoniche e confusione introducono La Mia Pace La Tua Guerra, confusione dalla quale si emerge con un bagliore iniziale e poi con voce e chitarra classica. Il pezzo poi si sviluppa come una lunga passeggiata sonora con riverberi psichedelici.

Altre atmosfere quelle de I Sensi, che del lato psych conserva qualche aspetto sonoro e qualche filtro, ma su ritmi molto più movimentati e con un mood scanzonato, con un retrogusto beatlesiano marcato.

Si discute di prog nell’introduzione di Psichedelicapire (comunque no, né Zappa né i Pink Floyd sono prog): quando entra il cantato si riprende dove si era interrotto il discorso precedente, ma con un ritornello catchy: “Psichedelicapire/forse è meglio morire”. Il sax e l’organo offrono profondità al pezzo.

Inizio (melo)drammatico per Più Vero Di Me, brano che si dimostra fra i più dolci e calmi del disco.

C’è un po’ di reggae nelle ritmiche di Parlerò Dentro di Te, quasi title track (nel titolo del disco non c’è il “di”) che su piattaforme dub stende chitarre dolorose e acide.

Dove vai senza me evoca tristezze profonde (e anche qualche contiguità vocale con i Bastelle), con un passo pesante e immagini che colpiscono.

Anche Denti smaglianti è descrittiva, fornendo il ritratto di un incontro che ha tratti di surrealtà e di dream pop.

Si chiude con Eclisse, che regala un finale suggestivo ed elettronico a un disco che non difetta di emozioni. Ma se si pensa a un’uscita tranquilla, si è fuori strada, perché il drumming tribale della seconda parte del pezzo non la consente.

Sorprendente e fresco, il disco di Andrea Tich non perde tempo a inseguire nostalgie, anzi se non se ne conoscesse la storia si potrebbe tranquillamente scambiare per il disco d’esordio di un giovane cantautore.

L’esperienza si concretizza nella capacità di variare il menù dei pezzi, nell’accogliere influenze lontane senza perdere di vista il proprio stile e nel saper scegliere i vestiti giusti per ogni brano.

Genere: cantautore, alternative, psych rock

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