Chiara White, “Pandora”: recensione e streaming

Pandora è il secondo disco di Chiara White, per la Suburban Sky Records. Il disco, registrato al Plastic Sun Studio di Firenze da Guido Melis (Diaframma, Underfloor), è stato anticipato dal singolo Neroseppia (In finale alla XVI edizione del Premio Bianca d’Aponte), brano che affronta il mostro della depressione.

Saranno infatti i mostri i protagonisti di questo nuovo lavoro: un concept album, ispirato al mito di Pandora, in cui ogni canzone trasforma e trasfigura esseri mostruosi dell’immaginario collettivo, afferenti alle più svariate culture (da quella classica, greca, alla nordeuropea), facendone nuovi e moderni simboli. Uno scontro coi propri demoni che, attraverso l’introspezione e la musica, diventa incontro e, quindi, catarsi e liberazione.

I mostri sono parte di noi, le nostre parti più scomode, spaventate, ribelli. Intrappolate dai condizionamenti sociali o da quelli che noi stessi ci imponiamo” spiega Chiara White “Sono quelle voci, spaventate o arrabbiate, che urlano o bisbigliano… quasi sempre inascoltate (come quel bianco del mio primo disco). Sono il fango che tutti ci portiamo dentro e costantemente cerchiamo di ignorare. Ma il fango è fertile e ci rende vivi, ci rende esseri umani (in moltissime culture la donna e l’uomo nascono proprio dalla terra, dall’argilla). E quelle voci, sono la parte più vera, autentica, di noi. Io ho deciso di dare spazio ai mostri nella mia vita, di provare ad integrarli, perché voglio essere intera…

Chiara White traccia per traccia

Pandora, la title track, apre le danze, fra blues ed elettronica, con un movimento danzato e pulsazioni di basso.

Molto più dolce e malinconia l’aria che si respira in Dedalo, un labirinto di piccole sensazioni costruito un po’ alla volta.

Ecco poi Neroseppia, primo singolo e video, intessuta sulla chitarra classica che avvolge, per sonorità che si arricchiscono di elementi con il procedere del brano.

Più incidente l’influenza della sei corde su Girotondo, che pur mantenendo la dolcezza si fa un po’ più impetuosa.

Si fa ancora più meditativa e lenta la prospettiva che regala l’odissaica Il mio nome non è nessuno, presumibilmente la traccia centrale, anche per intensità, del disco.

Tamburi profondi celebrano l’arrivo della Regina Mida, mito al contrario, con sensazioni elettriche che grattano sul fondo.

La filastrocca di Valse à la nuit serve a interrompere un po’ la tensione. Si tuffa nel profondo, sempre con delicatezza, Lochness, in cui l’uso della voce si spinge in sensi quasi sperimentali.

Chiude Eden, minimalista ed enigmatica, con una mescolanza di mitologie e sensazioni sintetiche che si elevano all’improvviso.

Chiara White conferma il proprio talento che si dipana in modo non sempre lineare, a volte sorprendente, con una cura del dettaglio lodevole e anche la voglia di aprirsi a esperienze sonore differenti.

Genere musicale: cantautrice

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