Coez, “E’ sempre bello”: recensione e streaming

È sempre bello è il titolo del nuovo album di Coez. Anticipato dall’omonimo singolo, si tratta dell’assoluta consacrazione dell’artista romano. Se già con Faccio un casino il grande pubblico si era accorto della presenza di Silvano Albanese, suo vero nome, con quest’ultima fatica il posto d’onore nell’Olimpo dei grandi nomi della musica pop/rap italica è stato conquistato di diritto.

Complici le svariate collaborazioni con altrettanti artisti, che hanno ampliato il pubblico di riferimento dall’indie più di nicchia alla trap, non esiste italiano medio che non si sia trovato a canticchiare distrattamente Faccio un casino, La musica non c’è o la stessa È sempre bello.

Coez traccia per traccia

Tutto è bene quello che finisce / Anche se non bene, basta che finisce

Si comincia con Mal di gola, prequel di quanto arriverà nelle tracce successive. Un amore finito, che non vedeva l’ora di finire in realtà, che lascia spazio al nuovo nonostante i ricordi affannosi tentino di riaffiorare tra vecchie fotografie. Il sound è quello a cui Coez ci ha abituato, a cavallo tra il rap e il pop sintetico.

Capisci i sentimenti quando te li fanno a pezzi / È bello rimettere insieme i pezzi

Ecco che arriva il singolone, È sempre bello, con il suo carico che profuma di fresco, di relazione che nasce e fa rifiorire un giardino che sembrava morto. Una perfetta hit estiva uscita a inizio primavera, quasi a voler scongelare gli animi impauriti.

Mi serve un elastico, sì, per tenermi insieme / Ci serve un elastico, sì, per tenerci insieme

Catene richiama un altro brano uscito di recente, che appartiene al circo zen ma che che ha ben poco a che vedere con questa nuova uscita. Voci su voci che dichiarano quanto sia complicato tenere i pezzi insieme, sia di se stessi sia di una relazione, in cui nessun anello, elastico o catena può garantire la certezza del risultato.

È come se fossimo bambini / Come se fossimo destini / Che si corrono accanto / Con le mani nel vento

Si cita anche Vasco in Domenica, che con la mamma nevrotica non andava particolarmente d’accordo neanche lui. Chiaramente sulla scia del primo singolo uscito, e probabile tormentone estivo, il pezzo racconta in chiave spensierata di un giorno di festa passato con la persona preferita. Il sound richiama in un certo qual modo l’infrangersi delle onde del mare, e la sensazione è quella di un lungomare, percorso in macchina con il finestrino abbassato. Senza pensare al lunedì che arriva.

Quindi ho scritto una canzone / Perché un'emozione forte io la devo raccontare

Si cambia registro con Fuori di me: l’aria è pesante, così come i pensieri. Quando l’animo è tormentato ogni tanto i mostri riappaiono, nonostante i buoni sentimenti e le canzoni d’amore. Scrivere è da sempre malattia e cura, e anche Coez lo conferma. Chissà perché i brani più tristi sono anche quelli che segnano di più, si percepisce il dolore e la fatica fatta per archiviarlo e non fargli prendere il sopravvento.

Per tutte le cose che non so dire mentirò / Che certe parole non sanno uscire, forse no

La tua canzone riporta nella zona di comfort, si canta a squarciagola un altra canzone d’amore, in cui le doppie voci sono la colonna portante dei ritornelli. Una dichiarazione in perfetto stile impunito, dove la mia anima è la tua, ma stai attenta lo stesso, che non si sa mai.

Se resti qui mi addormento / Ma con un'isola dentro

Si autocita Coez. Il richiamo a Jet probabilmente lo coglieranno soltanto i grandi appassionati, ma il suo bicchiere di vetro pieno di schegge di vetro da bere è sicuramente una delle immagini più forti delle sue canzoni. Anche Carmen Consoli usava la metafora dell’ingoiare vetro, riferita all’Olocausto in realtà, ma la sua riuscita è sempre estremamente sensoriale. Gratis è un pezzo in cui il contrasto tra il bere e il male, tra l’amore e la paura fanno maggiormente a cazzotti, e ancora non si capisce il vincitore. Così è la vita.

Polveri di quelle che ci fanno stare bene / Ma con te non ci sto bene / No non ci sto bene più

Si chiama Ninna Nanna ma di cullevole ha ben poco. Ovattata, rassegnata, la melodia potrebbe anche ingannare ma è il colloquio con un dottore a cui non si può mentire, così come non si può farlo con se stessi. Forse l’unica traccia in cui non si sentono synth, e resta nuda e cruda la verità: con te non ci sto bene più.

L'avresti detto che alla fine fra tutti / Proprio tutti, ero io?

Si respira un po’ di aria rock in quella che, devo ammettere, è la mia traccia preferita. Si intitola Vai con Dio, è irriverente e maliziosa e sa di esperimento ben riuscito. Sarebbe stato interessante avere più brani arrangiati in questa chiave, a intervallare quello che è lo stile Coez che ben conosciamo.

Mi sento vivo soltanto quando intorno a me c’è tanto rumore

Il disco si chiude con Aeroplani. Il disco si chiede se, in fondo, questo senso di smarrimento costante prima o poi troverà la sua fine. Ripensa all’infanzia, anche qui con un ritmo più sostenuto del solito, e con un po’ di malinconia riflessiva.

Tutto sommato, È sempre bello è un ottimo lavoro. Coez regala quello che i fan si aspettano da lui, e lo fa a piene mani, con grandi sorrisi e buone speranze.

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Chiara Orsetti

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