Look closer è il debut album dei Keemosabe. Anticipato dai singoli The Lights Go Down, Stay Awake, Let The Sun Set e Out Of The City, Pt. 2, il disco segna l’esordio su lunga durata della band, dopo anni di esperienze in giro per il mondo che hanno confermato l’internazionalità del progetto. 

Look Closer è diviso in tre parti, come le tragedie greche e gli schemi della filosofia hegeliana: fugarivelazioneritorno. L’album infatti racconta la storia di una donna che si ritrova schiava di una vita che non le appartiene. Tutto ciò che ha compiuto nel corso della sua vita è stato un compromesso per soddisfare le aspettative delle persone che le stavano intorno, mai per accontentare sé stessa. Decide quindi di lasciare tutto per intraprendere un sentiero sconosciuto che la condurrà al vero senso della vita. Questa strada è circondata da deserti, fiumi, tempeste e molti altri elementi naturali che diventano metafora della condizione umana.

Keemosabe traccia per traccia

Si incomincia con un umore variabile e con una linea di basso piuttosto evidente: sono le note di All is One ad aprire il lavoro, con qualche propensione alla diversione e qualche richiamo al rock internazionale (Killers, tipo).

Battiti profondi ed emergere netto dell’elettricità in The Lights Go Down, che nonostante il rumore conserva qualche caratteristica da power pop, con battiti crescenti.

Si funkeggia un po’ con Out of the City pt. 2, che sculetta e se la balla tra cori e qualche iniezione di Kasabian e Franz Ferdinand. Con Storm le atmosfere si fanno molto più oscure e le risonanze più profonde.

Con AnythingAnything si furoreggia un po’, ma le esplosioni sono controllate e alternate, in un pezzo che si rivela nervoso e cangiante.

Torna a immergersi nell’oscurità Lost in the Wind, inquieta di suoni profondi. Il brano si allunga su passaggi strumentali piuttosto evocativi. Con The Valley si torna sul melodico classico, da ballad.

We’ll make it work mantiene bassi i toni e usa la gentilezza. Oh Night! viaggia in acustico fra i grilli, con la voce, profonda, che si prende tutta l’attenzione.

Si blueseggia un po’ con Let The Sun Set, che peraltro si fa abbastanza beffe dei ritmi, si ferma e riparte più volte, disegna archi elettrici e si rivela molto versatile.

Suona molto rotonda Eden Alone, ricca di suoni pieni e di un duetto con Flora. Chiusura in dolcezza, con il pianoforte con Matteo Costanzo, su Stay Awake.

Di buon sapore, la miscela dei Keemosabe, che prendono molti ingredienti dall’alt-pop e rock internazionale cucinandoli secondo la propria sensibilità. Il lavoro fatto sul disco è di qualità, probabilmente ci si poteva permettere qualche sperimentazione in più ma il risultato è già significativo.

Genere: alternative rock

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