Lou Mornero, “Grilli”: recensione e streaming

A quattro anni di distanza dall’ep di debutto, il cantautore milanese Lou Mornero pubblica Grilli (Cabezon Records), il suo primo album full length. Grilli è l’evoluzione del progetto nato nel 2017 con la pubblicazione dell’ep omonimo nel quale il cantautore milanese Lou Mornero affida le sue canzoni al poliedrico musicista e produttore Andrea Mottadelli per crearne gli arrangiamenti e curare l’intera produzione. Fra i due si crea un legame creativo e artistico fortissimo, a tratti simbiotico, tale da rendere i ruoli di autore e produttore quasi inscindibilie la musica di Lou Mornero una vera e propria opera a quattro mani conAndrea Mottadelli

Lou Mornero traccia per traccia

Si parte dai concetti a loop di Grilli, che ha una frase di testo ripetuta: il brano, oltre che title track, funge da introduzione ipnotica alla poetica sghemba del disco.

L’iterazione è una caratteristica della poetica di Lou Mornero, anche se La cosa vuota ne fa un uso più limitato. Atmosfere morbide e vocali che fanno sorgere le emozioni un po’ per volta.

Due ha un incedere molto più concitato e serrato, basandosi su una ritmica molto dinamica. Ma il cantato rimane soffice, a produrre un effetto di contrasto peculiare.

Chitarra acustica e handclap aprono Aquario (scritta cosi, alla latina): quando entra la voce ci si ritrova in piena New Age, o forse a celebrare un’era che non arriva mai.

Atmosfere molto rilassate e psichedeliche quelle di Happy Birthday Songwriter, una canzone di compleanno leggermente lisergica.

Umore più nero quello di Caro mio, che ha un passo pesante e che vive di considerazioni piuttosto dolorose.

Sensazioni di blues sintetico ma sensuale si materializzano con Piccolo tormento, con idee in ascensione e qui e là quasi spiritual.

Si chiude con l’Ouverture (ma l’avevamo detto subito che era sghembo): un pezzo a medio tempo, quasi allegro, con batteria ed effetti vocali che sfrigolano un po’. Il tutto fa pensare a idee non lontanissime dal progressive italiano degli anni Settanta, e non tanto per l’assolo di chitarra finale.

Originale e anche sperimentale, Lou Mornero con la fida assistenza di Andrea Mottadelli crea un piccolo mondo e lo riempie di suoni, sensazioni e canzoni che non temono di lasciarsi andare agli impulsi. Ne risulta un disco ricco, a volte imprevedibile e sicuramente di qualità, che si apprezza anche di più approfondendo gli ascolti.

Genere: cantautore

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