See Maw pubblica A luci spente, il nuovo album. Si sperimenta con il cantautorato e l’elettronica e i beats, tra malinconia e dancefloor. Classe ’96, ma ha un suo gusto e una sua personalità che emergono in maniera evidente dall’ascolto del suo disco di debutto.

See Maw traccia per traccia

Nella mia testa apre il disco su paesaggi sonori vasti e piuttosto notturni, intessendo le prime atmosfere desolate su cui poi si costruirà gran parte del disco, parlando di momenti, droga e felicità.

Atmosfere rarefatte e piuttosto inquietanti, beat simil dance dentro A luci spente, title track che parla di una stanza in cui “noi scopiamo senza un perché”.

Frizza un po’, ma più che altro si distende su soundscape ancora una volta ambigui e minacciosi, Champagne. Viaggi col Bla Bla Car e hotel in cui si fa festa, ma per racconti che non perdono la loro malinconia.

Altri alberghi e altre tristezze emergono da Di notte, tra rapporti tristi, ma cercando l’amore, e ricordi paterni.

Bassi molto voluminosi e qualche riferimento alla musica contemporanea (un pochino di Achille Lauro nel cantato) per A picco, altro brano che non sprizza ottimismo ma si muove in modo apparentemente più leggero.

Ci sono anche DOLA e Dado Freed in un Venerdì che si passa in pista, tra ritmi alti e sostanze, forse sperando di essere da un’altra parte.

Con gli occhi chiusi aumenta l’emergenza delle sonorità elettroniche, si fa un po’ più rumorosa e appiccicosa.

Si chiude con Piangi, che cita Calcutta e le sue fiamme in un campo rom, ma qui non sembra una metafora. La struttura del brano è più articolata, e anche il testo si stacca in direzioni diverse rispetto al resto del disco.

Un debutto molto interessante e un confronto di stili e di tematiche diverse per See Maw, che porta a conflitto umori stridenti, sviluppando una propria poetica molto peculiare.

Genere: synth pop, edm

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