Mediterraneo ostinato (Finisterre) è il nuovo album di Stefano Saletti & Banda Ikona, un manifesto del Mediterranean Power, ossia le potenzialità di arricchimento culturale da sempre esistite grazie ai dialoghi tra i popoli, porti aperti, incontri, scambi e storie condivise. I testi sono principalmente in Sabir, antica lingua franca dei marinai, pirati, pescatori, commercianti, armatori di tutto il Mediterraneo, e attraverso 12 tracce world music riprende vita.

I musicisti che da anni fanno parte della Banda Ikona sono: Barbara Eramo (voce), Mario Rivera (basso acustico e contrabbasso), Gabriele Coen (clarinetto, sax), Giovanni Lo Cascio (drum set, percussioni), Carlo Cossu (violino), Arnaldo Vacca (percussioni). Insieme a Stefano Saletti (cantante e polistrumentista) hanno ottenuto diversi riconoscimenti, tra cui l’inclusione nella famosa compilation Buddha Bar e l’ascesa in vetta alla classifica della world music europea.

A questo disco hanno collaborato anche altri artisti: le voci di Lucilla Galeazzi, Nabil Salameh, Yasemin Sannino, Gabriella Aiello, Nando Citarella, Pejman Tadayon (ney dey, voce), Riccardo Tesi e Alessandro D’Alessandro (organetto), Renato Vecchio (duduk e ciaramella), Giovanna Famulari (violoncello).

Stefano Saletti & Banda Ikona traccia per traccia

Anima de moundo si apre con lo scacciapensieri e il bouzouki che fanno da accompagnamento costante, su cui si intrecciano e dominano la scena ora la ciaramella, ora l’organetto, ora le armonie vocali. Le strofe, come un mantra, si alternano a un inciso melodioso. Il testo trae ispirazione dai versi: “Io vado madre, se non torno la mia anima sarà parola per tutti i poeti” del poeta curdo Abdulla Goran, simbolo della lotta del suo popolo per la conquista della libertà.

Star la louna è cantata da Barbara Eramo. Un bordone su cui danza una melodia della tradizione sefardita. Il testo, invece, nasce da un verso di Alda Merini: “Io sono nata zingara, non ho posto fisso nel mondo, ma forse al chiaro di luna mi fermerò il tuo momento quanto basti per darti un unico bacio d’amore”. Si aggiungono sempre più strumenti e nell’interludio finale il clarinetto dialoga con il bouzouki e le percussioni.

Boulegar vuol dire ‘mescolare’. Il brano è cantato in arabo e Sabir da Nabil Salameh, Barbara Eramo e Stefano Saletti, e riprende una melodia tradizionale curda. Nell’intro fa da protagonista il flauto ney, mentre il coro e tutto il resto dell’organico contribuiscono a dare l’impressione del moto ondoso. Il testo è ispirato a Rainer Maria Rilke: “Il suono largo del mare scaccia le nostre ansie e il suo respiro maestoso ci restituisce il ritmo perduto nella rincorsa quotidiana con la vita”.

In Canterrante la voce di Lucilla Galeazzi è accompagnata da un’intima chitarra, organetto, violoncello, un galoppante pattern percussivo e alla fine un assolo di sax. Prende forma dal pensiero lungimirante di Pier Paolo Pasolini: “Alì dagli Occhi Azzurri uno dei tanti figli di figli, scenderà da Algeri, su navi a vela e a remi. Saranno con lui migliaia di uomini coi corpicini e gli occhi di poveri cani dei padri sulle barche varate nei Regni della Fame”.

Mediterraneo ostinato è la traccia che dà il nome all’album. In primo piano i suoni gravi di una marcia di combattenti, di chi non si arrende all’omologazione e all’emarginazione.

Il sono del Mistral, l’energia battente del daf apre la strada alle corde del saz e alla voce lucente di Barbara Eramo e Stefano Saletti. Il brano è dedicato a Hevrin Khalaf, coraggiosa donna curda, simbolo delle battaglie per l’emancipazione femminile e i diritti delle donne, barbaramente uccisa in Siria a novembre 2019.

Nare Nare, un suono atavico a rassicurante fa da bordone e introduce il duduk, lo strumento simbolo della musica armena. Il brano, infatti, appartiene alla tradizione ed è cantato in armeno da Yasemin Sannino.

Ithaki inizia lento per poi diventare sempre più ballabile. Cantato da Barbara Eramo e ispirato alla poesia Itaca di Konstantinos Kavafis: “E se la trovi povera, Itaca non t’ha illuso. Reduce così saggio, così esperto, avrai capito che vuol dire un’Itaca” e si ricollega anche a un celebre verso di Antonio Machado “Viaggiatore non esiste il cammino il cammino si fa andando”.

In S’i’ fosse foco Lucilla Galeazzi canta la celebre invettiva antipaterna di Cecco Angiolieri, contemporaneo di Dante Alighieri. Il brano è puntellato dal clarinetto basso sul quale si muovono gli archi.

Moucha mia, voci di Nando Citarella e Stefano Saletti per una tarantella della tradizione calabrese, che racconta la speranza che la propria figlia non si sposi con uno “straniero”. Maréia è un intermezzo musicale, un suggestivo dialogo tra bouzouki e violoncello.

Cantar, scritta e cantata da Stefano Saletti, ha moltissime caratteristiche del cantautorato contemporaneo. È ispirata alla frase di Italo Calvino: “Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d’avere”.

Con Stefano Saletti & Banda Ikona ogni singolo suono prende forma dal materiale da cui nasce. C’è quindi un’estrema cura timbrica e una forte sinergia tra musicisti, portavoci di identità distinte ma unite da una storia viva.

Genere musicale: world music

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